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Visualizzazione dei post con l'etichetta Parliamo di parole

Uno sguardo alle interazioni sul web nella Giornata Internazionale della Donna

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Nella giornata di oggi testate giornalistiche, blog, attivisti e attiviste hanno dato voce sul web e sui social network a diritti, disparità di genere, manifestazioni e iniziative locali e nazionali dedicate alla ricorrenza. Molti social network si sono popolati di commenti sessisti e offensivi, probabilmente per mettere a tacere le voci che hanno preso posizione a favore delle donne, forse in modo più coeso e compatto di quanto avvenga in altri giorni.  Gli insulti e le offese sono arrivati soprattutto dal genere maschile, anche se si è accodato qualche utente femminile, svuotando di significato e valore la ricorrenza dell’otto marzo e la lotta femminista. Questo tipo di “risposte” è comparsa a prescindere dal tipo di contenuto proposto: cronaca, cultura, approfondimenti tematici non hanno fatto grande differenza, la parola d’ordine è stata dare addosso alle donne solo per il fatto di essere tali e, di rimando, a chi le ha sostenute. Tuttavia, la manifestazione di commenti sessist...

Accessibile e inclusivo: a che punto siamo con il mondo digitale?

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Quando parliamo di inclusione e accessibilità nella comunicazione digitale che cosa intendiamo?   Il dizionario Treccani definisce inclusività la  propensione ad essere accoglienti e a non discriminare, contrastando l’intolleranza prodotta da giudizi, pregiudizi, razzismi e stereotipi ; princìpio che si dovrebbe facilmente ritrovare anche nel contenuti digitali di vario genere e nel linguaggio.  Il linguaggio inclusivo è libero da  parole, frasi o toni che riflettono opinioni pregiudizievoli, stereotipate o discriminatorie verso determinati gruppi di persone.  Spesso, quando si parla di inclusività, il pensiero corre subito alla componente di genere, ma non è questa la giusta visione delle cose. Un testo o più in generale un contenuto sono inclusivi quando hanno  una visione molto ampia delle problematiche di genere ancora da risolvere, ma anche un linguaggio che lotta contro stereotipi razzisti, classisti (quindi legati a posizione sociale e grado di ...

Rassegna stampa di un caso di cronaca: maternità ed errori di comunicazione

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Prima che la nostra storia diventi di dominio pubblico, dovremmo poter dare il consenso. Ciascuno di noi ha diritto alla privacy ; diritto che è stato arbitrariamente violato nel caso del piccolo Enea e della donna che l'ha partorito e ha scelto di affidarlo alla    «Culla per la vita» della clinica Mangiagalli a Milano. Questa struttura garantisce sicurezza e anonimato ai bambini e alle donne che scelgono di partorire in anonimato e non riconoscerli. O meglio, dovrebbe garantire tutto ciò, perchè sta succedendo tutto il contrario: le informazioni sul bambino e i giudizi sulla donna stanno riempiendo le pagine dei giornali, i social-media e le televisioni. Del bimbo conosciamo persino il colore dei capelli e il peso attraverso i giornali, ma tutto questo che cos'ha di costruttivo?  All' assenza di privacy si aggiunge il problema del come si sta narrando la vicenda, i nanellando,  uno dopo l'altro, errori di comunicazione , soprattutto nei confronti della genitoriali...

Osservatorio sulla vittimizzazione secondaria: a che punto siamo?

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Compie un anno l’Osservatorio sulla vittimizzazione secondaria di D.i.r.e. Donne in rete contro la violenza .   Dopo un anno di lavoro è stata presentata la nuova indagine qualitativa dell’Osservatorio, che individua le principali criticità da parte delle istituzioni che si interfacciano con chi subisce violenza. Prima, però, facciamo qualche passo indietro. Quali sono le modalità con cui avviene la vittimizzazione secondaria? Questa la risposta dell’Associazione: non si tengono in considerazione allegazioni e documentazione che provano la violenza  subita dalle donne, che diventa “liti in famiglia”, una formulazione che pone la donna che subisce violenza sullo stesso piano dell’uomo che la agisce; si impongono, anche attraverso l’affidamento ai servizi sociali, forme di mediazione familiare , vietata dalla Convenzione di Istanbul in situazioni di violenza, che espongono donne e minori a gravi rischi di abuso; si  sotto...

Per una traduzione inclusiva: intervista ad Alice Orrù

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foto da pixabay Il 30 settembre di ogni anno si celebra la  Giornata Internazionale della Traduzione. Allora, oggi, ne approfittiamo per parlare del legame che c'è tra la traduzione e l'inclusività. Lo facciamo insieme ad Alice Orrù ,  copywriter freelance, che  lavora con il linguaggio inclusivo, l’accessibilità digitale e le lingue straniere. Che cosa significa tradurre in modo inclusivo e quali benefici potrebbe portare alla professione? Per me significa tenere in considerazione tutte le intersezioni di privilegio e oppressione che ci caratterizzano in quanto persone e poi trovare il modo migliore per incanalarle nei contenuti che traduciamo. In linea generale, adottare una comunicazione inclusiva significa scegliere parole, toni, espressioni che non sono lesivi della dignità e dell’identità delle persone : si tratta di una scrittura che rifiuta il sessismo, il classismo, il razzismo, l’abilismo (cioè la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità) o l...

Novità "di genere" in casa Treccani: il femminile arriva nei lemmi. Il pensiero di chi si occupa di linguistica ogni giorno

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L'ultima novità in materia di parole arriva dal vocabolario  Treccani,  che ha deciso di dare a femminili e maschili la stessa importanza. Come? Indicando, nella sua versione aggiornata,  entrambe le forme in un’unica voce, quindi ponendoli sullo stesso piano, e disponendoli in ordine alfabetico: “amica, amico” oppure “direttore, direttrice”. Ma il rinnovamento della Treccani non finisce qui. Il vocabolario darà spazio anche ai femminili di molte professioni che, pur essendo forme attestate della lingua italiana, si riferiscono a  lavori percepiti come storicamente maschili , come “avvocata”, “sindaca”, “ministra”, altri meno come “medica” o “soldata”. Sono in arrivo  cambiamenti anche per il termine “uomini” , in quei casi in cui viene usato per indicare gli esseri umani e non soltante le persone di genere maschile. In questo caso, appunto, la scelta da preferire è esseri umani o persone.   La  linguista Valeria Della Valle , prima ling...

L' uso dei femminili nella lingua è sempre empowerment?

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Quando parliamo o scriviamo, l'uso del femminile è sempre un aiuto per le donne? Può sembrare una provocazione, ma vuole essere un punto di partenza per riflessioni che non sempre sono immediate.  La prima riflessione parte da un'altra domanda: che cosa vuol dire empowerment?    Letteralmente il termine significa "aumento del potere", potenziamento". Il "potere" a cui si fa riferimento è quello personale, interiore e la parola rimanda alla possibilità per qualcuno di fare o di essere, caratterizza il rapporto della persona con qualcosa o con qualcuno.  Secondo l' Oxford Languages  è "l a conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell'ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale".  Empowerment linguistico  La seconda riflessione spinge a chiedersi come si leghi tutto ciò al linguaggio. L'empowerment può essere anche linguistico e si verifica qu...

L'ingiustizia discorsiva: da Jane Austen a un caso di cronaca del 2021

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Le parole possono diventare strumenti di discriminazione, oppressione e ingiustizia. Chiunque può fare i conti con questo potere negativo delle parole,  nella quotidianità, in tanti modi e con tante sfumature. Per capire un certo fenomeno linguistico, oggi partiamo dalla letteratura e arriviamo a un caso di cronaca recente.  Un intreccio di letteratura e linguistica Nel capitolo 19 di  Orgoglio e pregiudizio  Elizabeth Bennet riceve una proposta di matrimonio da parte del sig. Collins; proposta che declina in modo elegante, dicendo prima "siete troppo frettoloso , signore"; poi, ancora "dimenticate che non ho dato nessuna risposta"; infine che per lei è «impossibile fare altro che rifiutarla [la proposta]».  Il dialogo tra i due non finisce qui. Davanti al rifiuto, l'uomo fa una scelta che, in molti casi, sbagliando, viene fatta ancora oggi: continua a insistere. Dietro questo atteggiamento non c'è solo lo stereotipo dell'uomo che deve imporsi sulla donn...

Il problema dell'omofobia tra linguistica, storia e attualità

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Con la fine di giugno si chiude anche il mese del Pride, ma non scompare la necessità di continuare a parlare di diritti e rispetto per le persone LGBTQ+.  Perchè bisogna ancora ricordarlo? Perchè spesso imperversa ancora  l’omofobia. Che cosa si intende, quando si parla di questo fenomeno?    Accenni linguistici  È un termine che viene dal greco homos, “stesso, medesimo”, e phobos, “paura”. L’enciclopedia Treccani la definisce come avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità . Politica, istituzioni di vario tipo, comunicazione e informazione con l’uso di questo termine intendono gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori, inflitti sulla base dell'orientamento sessuale, ledendo diritti e dignità di chi non si riconosce nel binarismo di genere. In particolare,   dal maggio 2012 il Parlamento Europeo la definisce un’avversione «irrazionale», «basata sul pregiudizio»; per questo «analoga al razzismo, alla xenofobia, al...